Spettacolo:
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Cassandra e il re
 

Testo e regia di Giuseppe Argirò

Cassandra: la pazza, la visionaria, la santa, la profetessa inascoltata. È una straniera in un mondo che non l’ha mai accolta. La sua diversità costituisce anche la sua forza ed è il segno con cui si rivelerà agli uomini. La figlia di Priamo è da sempre affrancata dal consorzio umano, vive ai margini, al limite della ragione, nelle zone oscure di una psiche ingovernabile. E’ una posseduta e al contempo una donna piena di grazia in un’oscillazione costante tra sacro e profano. Di tutte le eroine greche è quella che maggiormente si avvicina alla condizione dell’antieroe moderno: una donna condannata alla solitudine e all’impotenza dell’anima. La sua condanna consiste nel prevedere senza poter agire. Cassandra non può fare a meno di vedere; è traumatizzata costantemente dalla visione. Lei non può operare alcuna rimozione e costringe chi gli sta intorno ad interrogarsi sul dolore ma nessuno può accettare consapevolmente la sofferenza, così le sue profezie rimangono inascoltate: nessuno vuole crederle, perché tutti sanno nel profondo che ciò che racconta del mondo, è vero.

Solo un uomo ne avrà compassione e pur non comprendendola, l’amerà. Un uomo avvezzo alla guerra e non alle parole, in grado di far sua ogni cosa che desideri, un uomo che in nome della gloria, ha sacrificato gli affetti più cari: Agamennone.

In questo universo dolente e contraddittorio, si muovono Cassandra e il re, ognuno di loro salva l’altro e ognuno lo condanna. La morte è una fedele compagna per entrambi e in quel breve spazio che li separa dalla fine, consumano il loro amore fatto di memoria e di silenzi. La loro agnizione li getta al di fuori della storia, immuni da qualsiasi giudizio morale.

Lo sfondo è la spiaggia di Troia da cui partire per un viaggio che li porterà di fronte ai leoni di Micene dove conosceranno la loro fine, uniti in un abbraccio infinito, uccisi entrambi dalla vendetta omicida di Clitennestra. I due protagonisti si fronteggiano nello spazio scenico superando la diffidenza del conflitto e della diversa provenienza, confessandosi vicendevolmente.

Due esseri umani lacerati dalla contraddizione, incapaci di esprimere compiutamente le loro emozioni, si ritrovano in una scena senza tempo, molto più vicina ai nostri tempi che non a una classicità perduta e mitologica.

Prodotto da Adriana Palmisano, ha inaugurato il Sannita Teatro Festival il 31 luglio 2010 per poi proseguire in tournée nazionale, con Jun Ichikawa e Leandro Amato.